L’Italia nel pallone
ROMA – Le polemiche sul rigore assegnato ieri sera all’Inter giungono fino a Montecitorio, dove il presidente del Roma Club, Paolo Cento, ha convocato per domani un’assemblea straordinaria dei soci per decidere ”le iniziative di protesta a tutela dei tifosi romanisti dopo Inter-Roma e l’ennesimo torto subito dalla squadra giallorossa”. Durante l’assemblea verranno raccolte le firme dei parlamentari del club per presentare un’interpellanza sulla gestione degli arbitri nel campionato di Serie A. (Agr)
Fonte Corriere.it
Ma siamo tifosi o malati lobotomizzati di calcio?
La seconda ipotesi.

Senza entrare nel merito del rigore o non rigore (non è rigore ma la più classica delle furbate di un attaccante) la cosa più sconcertante di tutto questo è come il tifo in Italia non è una semplice passione da vivere, con tutta l’enfasi della situazione, al solo scopo di gioire o meno della prestazione della propria squadra del cuore ma è una vera è propria istituzione, un qualcosa di serio, un qualcosa che divide e crea astio profondo tra diversi gruppi di persone, quasi odio, anzi se prendiamo in considerazione il tifo organizzato (si Italia c’è pure il tifo organizzato) è vero e proprio odio.
Abbiamo tifosi che decidono la squadra che deve andare in campo, abbiamo tifosi che decidono se far continuare una partita o meno, tifosi che pretendono di parlare con i giocatori od il tecnico, tifosi che dopo una partita negativa aspettano il pulman della squadra per dirgliene quattro. Insomma, abbiamo tifosi che partecipano a decisioni sportive.
Come se tutto questo fosse normale.
Vedo i capi ultras che chiedono alle forze dell’ordine, che acconsentono, di poter andare a parlare con i capi opposti, giocatori ed arbitro per decidere il da farsi, come se questi ‘capi’ rappresentassero un’istituzione.
Ma che istituzione rappresentano?
Che potere gli è stato conferito dalla legge?
Perché hanno questa importanza?
Perché devono chiedere colloqui?
Perché sono organizzati?
Perché certe aree dello stadio sono, mi verrebbe da dire di fatto ma nella pratica lo sono ufficialmente, di monopolio delle tifoserie organizzate?
E’ semplice, il tifo in Italia ha una rilevanza istituzionale, non prevista dalla legge ma prevista di fatto, e fin quando questa non verrà sconfitta il mondo del calcio ed il tifo in Italia non cambierà mai.
Ora ci si mettono pure i politici che, lasciando perdere lo scontato “con tante cose da fare e più importanti…”, tramite la loro istituzione di essere tifoso rendono una faccenda di gioco un affare di stato e magari sono i primi a lamentarsi quando gruppi di tifosi facinorosi creano agitazioni.
Loro danno l’esempio.
Tutti questi club parlamentari poi …che senso hanno?
Sarebbe bello se un giorno nel calcio l’istituzione tifoso fosse deistituzionalizzata a favore di un tifo pieno di patos, passione e qualche fischio. Ma in Italia, andando di questo passo, c’è pure il rischio che un tra pò venga creata la carta dei diritti del tifoso.
Cari parlamentari, politici, almeno voi… .
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