Linux, OpenSource e frammetarietà
Con scadenza ciclica nella blogsfera e sul web in generale, ma guarda caso sempre in prossimità dell’uscita di qualche nuovo sistema operativo o software importante ClosedSource, affiorano le solite critiche, osservazioni punti di domanda sul problema, o presunto tale, circa Linux ed i tanti progetti che a dire di alcuni non fanno altro che portare una malsana frammentarietà con conseguente perdita di terreno dalla concorrenza.
Vista in maniera superficiale è un ragionamento che avrebbe la sua ragion d’essere ma spesso (volutamente?) questo problema è mal posto e soprattutto mal discusso.
La frammentarietà è quando in seno ad un progetto gli stessi sviluppatori incominciano a ramificarlo a dismisura prendendo decisioni fin troppo autonome che come conseguenza portano solo a mettere tanta carne al fuoco ma senza carbonella a sufficienza per riuscire a cuocerla per bene. Tante idee ma poca sostanza.
L’OpenSource non è ne un progetto ne una azienda ma è solamente un’etichetta che garantisce che il codice sorgente di un dato software è apertamente condivisibile, modificabile e migliorabile da chiunque.
Dunque non esiste il progetto OpenSource ma esistono progetti OpenSource che chi ne ha voglia può aiutare a migliorare e chi ne ha altrettanto voglia può prendersi la briga di crearne uno nuovo, magari ispirandosi a qualcosa di già esistente.
Tutto questo ha fatto si che molto codice venisse scambiato e studiato, molte idee venissero condivise e soprattutto che un kernel come Linux oggi fosse presente sui pc desktop, server, cellulari, modem\router, decoder, televisioni, elettrodomestici, etc…
Tutto questo grazie a quella che erroneamente viene chiamata frammentarietà.
Quindi il problema non sono i tanti progetti, perché non sta scritto da nessuna parte che se Caio decide di creare un nuovo server video ha sottratto le sue energie al server già esistente. Se decido di aprire un alimentari a 100mt da uno già esistente non dovrei farlo per evitare la dispersione e frammentarietà? E se poi il mio alimentari sarà, per il consumatore, più conveniente dell’altro? O se io non lo aprissi in alternativa andrei a lavorare in quell’altro?
Nel caso di GNU\Linux sta poi a chi confeziona la distribuzione scegliere i migliori componenti ed a contribuirne l’evoluzione e sviluppo. Saranno quindi i progetti migliori a resistere ed a diventare dei punti di riferimento di fatto.
Dopotutto è quello che succede. Se prendiamo come riferimento le principali distribuzioni Linux notiamo che tutte hanno il 90% delle tecnologie OpenSource in comune, la differenza sta nelle ottimizzazioni e come queste tecnologie vengono confezionate e poste all’utente. A conti fatti usano sempre gli stessi progetti, quelli migliori e più supportati.
Un altro punto focale su cui spesso si sbaglia è quando si parla di troppe distribuzioni senza riflettere che non è Linux a fare le distribuzioni ma sono i vari Ubuntu, Fedora, OpenSUSE a scegliere come cuore del loro sistema il kernel Linux.
Bisogna quindi mettere sullo stesso piatto Windows vs OSX vs Ubuntu vs Fedora vs OpenSUSE, etc… e non Windows vs OSX vs Linux. Ed Ubuntu così come Fedora od altre non sono al loro interno frammentarie, gli sviluppatori non prendono decisioni autonome random creando tanti cloni di una stessa cosa ma come Windows ed OSX seguono delle linee guide ed una tabella di marcia dettata da un team che ha i suoi leader ed un proprio organigramma interno. Perchè in questo caso stiamo parlando di un progetto, uno e solo. L’OpenSource è solo la filosofia che sta dietro al progetto. E se fanno errori o qualcosa non va non è dovuto ad una frammentarietà che non esiste.
In definitiva i punti su cui bisogna migliorare non è ridurre la frammentarietà ma migliorare le tecnologie esistenti introducendo quello che ancora manca e se si vuole realmente migliorare Linux la strada non è ridurre il numero di progetti (ma come sarebbe possibile?) ma avere la voglia ed il coraggio di investire sui progetti più validi. Non a caso dove questo è avvenuto si sono ottenuti risultati straordinari (Google ad esempio lo fa).
L’unica cosa su cui bisogna essere più concordi è invece quello di definire delle linee guida standard per migliorare la cooperabilità tra i vari progetti ma non ridurli. Ed è un concetto ben diverso da frammentarietà.
Ma questo sta già accadendo…
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Hi, I want to know more about ubuntu, but its in spanish, got any english versions I can read? holla back!
Commento di Karthik — 15 maggio 2009 @ 05:01
Hi,
I’m italian :) …this isn’t a specifc ubuntu blog but I love ubuntu and speack of it.
If you want find more english infomation you can read the blogs shared in http://planet.ubuntu.com/ or read the international ubuntu forum community, http://ubuntuforums.org/ .
giuseppe
Commento di gp — 15 maggio 2009 @ 10:01